Intervista a Chiara Francini

L’entusiasmo, la vitalità e il talento, sono beni e virtù inestimabili che, quando sono uniti in un concentrato di sana bellezza, danno una carica positiva a chi ne viene semplicemente in contatto. E, questo concentrato di bellezza e solarità, lo troviamo assolutamente in Chiara Francini, attrice a tutto tondo, che nel giro di pochi anni ha conquistato un folto pubblico di estimatori, tra palcoscenici teatrali, cinematografici e ora anche… letterari. Chiara è nata a Firenze nel 1979 e, laureata in Italianistica con 110 e lode, dal 2006/2007, comincia a far parlare di sé, per bravura e carica esplosiva di talento, a partire dalle sue prime “scelte” artistiche e collaborazioni: dal Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino, al Teatro Ambra Jovinelli con la direzione di Serena Dandini, sino ad arrivare in tv, in Rai, grazie a Marco Giusti (Blablabla e Stracult), alla co-conduzione di Colorado su Italia 1, nel 2011, passando per tanto Cinema, alla partecipazione nelle fiction importanti come: “Tutti pazzi per amore” e “Non dirlo al mio capo”, al ruolo da testimonial per la campagna di Dolce e Gabbana, nel 2012 e, nel 2016 a La7, come quarto giudice in Eccezionale veramente, con Abatantuono. Il 2017 è l’anno dell’ultima “svolta”, mantenedno sempre il pieno ritmo con l’attività di attrice e Chiara, si pone al centro dell’attenzione, anche come nuovo “fenomeno” letterario, ed esordisce con il suo primo romanzo: “Non parlare con la bocca piena” (Rizzoli), già alla quarta ristampa e con oltre 20.000 copie vendute. Le recensioni sono tutte positive e Chiara è felice come una Pasqua, quando Natalia Aspesi, ne scrive una su Elle, entusiasta e positiva. Chiara descrive da dove è partita la sua ispirazione nella scrittura del libro: “Volevo descrivere un personaggio, una donna attuale, pensando a un “trattamento” all’interno di un film, per affrontare tematiche al femminile e parlare di quello che significa essere donna italiana oggi. Volevo raccontare una donna, mai come “spalla”, o “madonnina” messa accanto a ruoli maschilisti, o maschili, sempre più “visibili” e importanti, ad esempio nel cinema. Volevo raccontare una donna protagonista della propria vita, descrivere quindi una creatura nuova, con valori tradizionali ma che si racconta a 360 gradi. Come me: una donna che vuole amare, che vuole la felicità e la famiglia ma nello stesso tempo: moderna, indipendente e libera. Ho voluto scrivere una storia di tolleranza, di amicizia e di modernità”. E questo è un concetto espresso fortemente sin dall’inizio del libro, dove la frase: “Sono nata libera, vissi libera e morirò libera”, ne racchiude già il senso.  Le donne protagoniste del libro sono consapevoli, non si raccontano mai bugie, stanno male ma poi risalgono: “Come siamo noi, ma in maniera attuale e realistica. Credo che il primo impegno bisogna averlo sempre,dalla parte delle donne per poi essere corrisposte, però, dagli uomini, in condivisione”. Il libro è anche molto divertente e di fantasia:  “Come primo romanzo ho attinto a piene mani dalla mia vita, nel bene e nel male ho descritto personaggi che hanno carpito la mia attenzione, con rimandi a stranezze e specialità che abbiamo tutti. Ad esempio, la protagonista, Chiara (si chiama come lei, ndr): “Tiene come me, l’albero di Natale tutto l’anno, perché per lei quello è simbolo di bellezza …  Ognuno di noi ha dei piccoli riti che segue in momenti particolari. Come ad esempio mettersi la stessa maglia quando si va a sostenere gli esami a scuola, o toccare delle strisce sui muri quando si scendono le scale … e non può esserci la paura di mostrare di dirsi la verità. Chiara, la protagonista, è una donna che lascia il suo fidanzato che comunque ama, perché “non sente più le farfalle nello stomaco” e quindi, torna nella sua casa d’infanzia, dove ritrova la sua famiglia stravagante composta da due papà, dove trova il giusto rifugio… Racconto nel libro un piccolo pezzo della sua vita, con fatti divertenti e anche tristi… Volevo raccontare come la famiglia debba essere un luogo caldo, come il caffè “curativo” che prepara papà Angelo… Volevo far intendere la famiglia come luogo dove un bambino deve essere nutrito, sino a un certo punto, per poi uscirne con le proprie gambette e, nei momenti di difficoltà, dove poter tornare sempre… dove le componenti più importanti sono l’amore e la dedizione e non certo il “genere” dei genitori… Credo che la famiglia sia un po’ come gli angeli: asessuata”. Chiara Francini quando sceglie una cosa la fa in “toto”, e lei stessa si sorprende del successo ottenuto con la sua prima opera letteraria e del pubblico numerosissimo che la segue, dimostrandole veramente tantissimo affetto e stima. “Non credevo di poter riscuotere tanto amore, e non solo durante le presentazioni del libro. (Ancora in atto in tutta Italia. Ndr).  Chiedo infatti ai miei followers di inviarmi delle frasi e loro, mi scrivono quotidianamente sui social, parole di una bellezza assoluta.  Aldilà delle critiche positive dei giornalisti, pensando alla quarta ristampa del libro, sono molto felice del successo e della vicinanza con il pubblico. Durante le presentazioni, parlo per due ore e mezzo, con il cuore in mano e ricevo amore da persone di tutte le età. Mi piace raccontare e andare oltre i pregiudizi e gli stereotipi, che esistono ancora nel “mio mondo”. Ricordo che per la “quarta di copertina”, mi avevano chiesto di mettere gli occhiali da vista… ma perchéPossibile che siamo ancora a credere che se sei bella, sei pure stupida, che se sei brutta, puoi essere solo un’attrice brillante e se fai la scrittrice… devi essere necessariamente miope… E, parlando di “donna nova”, del cambiamento delle donne sempre in atto, credo che l’uomo debba comprendere ed evolversi insieme a noi. Volevo tratteggiare un microcosmo composto di due metà complementari e diverse, pensando che il “diverso” è pericolo se non si ha la capacità di comprenderlo”. Chiara Francini ama la “provincia italiana”, che dice di “portare dentro di sé” e di amare tantissimo la città di Milano, che ritiene “molto vivace, piena di colore” e dove adora mangiare e poi… “Ho qui il mio migliore amico, che è anche il mio autore”. Accennando a donne e attrici, suoi riferimenti personali, Chiara menziona alcune delle grandi del nostro Cinema: Monica Vitti, Franca Valeri, Anna Marchesini, senza tralasciare il mito Anna Magnani. Dice Chiara: “Le attrici italiane sono l’espressione massima della donna, sono simbolo dell’infinito, amanti, mamme, mogli e Terra”… Chiara conclude l’intervista dicendo che: “Le donne devono comprendere quanto siano uniche e che, come nell’Umanesimo, bisognerebbe far risaltare, ognuno di noi, la nostra singolarità, dimostrando di “essere” speciali, partendo dalla frase tipica di quel tempo: “Io, come abbreviazione di Dio”. E non può mancare una simpaticissima battuta finale: ho chiesto a Chiara se si sposerà, visto che è fidanzata da 11 anni con un ragazzo scandinavo. Mi ha risposto bellamente: “Sposarmi io? No, mica mi metto un estraneo in casa!” … Bella, brava, divertente e intelligente… una donna dei nostri giorni e un vero concentrato di solarità e vita!

 

 

 

 

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